Appunti Sonori 02: Daft Punk Is Dead

Questa settimana la nostra selezione musicale servirá a celebrare qualcosa che avrebbe potuto esserci ma che molto probabilmente non ci sará.

In queste ultime settimane aveva preso sempre piú piede la possibilitá di avere un tour mondiale del duo francese Daft Punk, a 10 anni di distanza dall’ultimo Alive 2007 e a 20 anni dal primo, Alive 1997 e gli indizi erano effettivamente tanti: a partire dalla sempreverde regola del non c’é 2 senza 3, l’anno, il 2017, a confermare la cadenza decennale dei tour, la decisione da parte del festival Lollapalooza di avere una pagina dedicata al tag Daft Punk e soprattutto l’apparizione di un misterioso sito, alive2017.com. Il sito contiene solamente il testo “Alive” ma nasconde nel proprio codice sorgente dei commenti HTML con le geo-coordinate di Parigi, Los Angeles, Londra, New York, Tokyo, San Paolo, Ibiza e Indio (sede di Coachella), il nome Shep, uno dei personaggi del loro musical animato Interstella 5555  e si concludono con un eloquente “Wake Date 2016-10-27″, ovvero “Data di risveglio 27-10-2016″. Ma il 27-10-2016 il sito alive2017.com ha dimenticato di risvegliarsi e molti fans, a dire la veritá anche nei giorni precedenti, hanno iniziato a pensare che si trattasse di un hoax, ossia una falsitá, una leggenda metropolitana o meglio, in questo caso, uno scherzo ben riuscito. A confermare questa teoria una conversazione apparsa su reddit, dove l’utente spaceshep, il primo a diffondere il link alive2017.com nella community, ha rivelato di essere il possessore del dominio e di essere un gran burlone con molto tempo a disposizione. E alla delusione di chi avrebbe voluto vedere di nuovo il duo francese in tour, magari per avere l’occasione di vederli per la prima volta dal vivo, viene contrapposto il pensiero di una parte dei fan che reputerebbe un nuovo tour solo come un’occasione di raccattare ulteriore denaro e fama commerciale. Per capire meglio il perché di questa presa di posizione bisogna scavare nella storia del duo francese.

Senza ombra di dubbio i due compagni di casco Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo hanno fatto la storia della musica elettronica. Le loro produzioni degli anni ’90, approdate durante il periodo in cui drum and bass, jungle, break beat, tribal house, dance spicciola e naturalmente la Big Beat di Manchester la facevano da padrone in ambito elettronico, sono riuscite a consacrare il French Touch e ad esportarne il suono peculiare in tutto il mondoIl marchio di fabbrica dei Daft Punk sono i samples presi da tracce anni ’70 e ’80, principalmente disco e synth pop, reiterati in loops quasi ossessivi e accompagnati dal ritmo martellante tipico della techno. La loro maestria sta nel riuscire a mescolare il tutto in modo melodico, a smorzare i diversi suoni in modo da non dare all’ascoltatore un output ripetitivo e brutale ma invece ottenere delle tracce che rasentano il pop come nel caso di Around The World, successo commerciale a livello mondiale del duo estratto dal loro primo LP, Homework.

La stessa ricetta viene ri-elaborata e perfezionata nel 2001 con il loro secondo LP Discovery, un album dalla forte impronta pop e innovativo sotto tanti punti di vista. Ascoltandolo ci si imbatte in tante cose interessanti, come la voce di Romanthony modulata con il vocoder, strumento gia’ in voga negli anni ’70, e schitarrate che sembrano venire fuori dal synth pop dei Duran Duran, armoniosamente miscelate con il ritmo tipico della house e atmosfere spaziali di stampo kraftwerkiano. Ma quello che potrebbe sembrare un revival di atmosfere del passato in realta’ ne trae solo ispirazione, senza provocare nostalgia e con uno sguardo verso il futuro. Il futuro che viene raccontato dal giá citato musical di animazione Interstella 5555, creato in collaborazione proprio tra i Daft Punk e il fumettista giapponese Leiji Matsumoto, in cui ogni capitolo ha come soundtrack una diversa canzone di Discovery. Il disco diventa il simbolo di una generazione e dá il lá a quella scena electro-indie che vedrá come protagonisti nomi come Justice, KavinskyMSTRKFT e Digitalism.

Nel 2005 esce Human After All, il loro terzo LP, un tentativo di rendere i loro suoni piú minimal e grezzi rispetto al loro lavoro precedente, strizzando l’occhio alle loro produzioni di Homework. Realizzato in 6 settimane, nonostate molte buone idee, sembra un lavoro incompleto dove la ripetitivitá dei suoni diventa estenuante e la lunghezza di alcune tracce pesa, rendendo l’ascolto un pó noioso e non piú scorrevole. Technologic si distingue come unica traccia di un discreto livello su una falsariga simile a quella di Harder, Better, Faster, Stronger del primo album. In sintesi Human After All suona come una bozza, un passo intermedio dopo Discovery, passo che verrá completato 2 anni dopo dai Justice con il loro Cross(†).

Dopo 5 anni di silenzio intermezzati dal loro film Electroma e dal fortunato album live Alive 2007, che contiene anche alcune tracce di Human After All rinvigorite tramite mash ups con tracce degli stessi Daft Punk e di altri artisti come Busta Rhymes and Gabrielle, i nostri amici del casco ritornano con un’elegante e scorrevole colonna sonora per il film di fantascienza della Disney Tron: Legacy sequel di Tron del 1982. E proprio questo album che si puó considerare come il loro canto del cigno.

Quello che è venuto dopo, Random Access Memories (RAM) del 2013, é un grandissimo successo commerciale che decreta il loro passaggio alla mayor della Sony, Columbia Records, preceduto da una spasmodica attesa ma povero di elementi tipici dei Daft Punk.  Un successo costruito con un’operazione di marketing e hype forse mai vista prima, dall’uso sfrenato delle loro maschere a forma di casco per un campagna pubblicitaria che avrebbe fatto impallidire anche altri mascherati come gli Slipknot, alla presentazione dell’album in forzatissimo e sensazionalistico stile super hipster in una fiera agricola nel paese di Wee Waa in Australia. Con questo album i Daft Punk avrebbero voluto riscrivere in chiave moderna la disco anni ’70 ma il risultato é un prodotto commerciale, un pó nostalgico, che cerca di accattivarsi diverse platee di ascoltatori tramite l’inserimento collaboratori in tutte le salse. Un involtino impacchettato in una confezione con i caschi messi bene in evidenza in copertina farcito da una lunghissima lista  di svariate collaborazioni e “feat”, da Pharrell WilliamsGold Panda a Nile Rodgers, Chilly Gonzales attraverso la resurrezione del maestro dei synth e pioniere dell’Italo Disco Giorgio Moroder. Ed é proprio la traccia con quest’ultimo l’unica degna di nota del disco, che si perde in lavori orecchiabili ma con idee banali e poca qualitá con in testa le due collaborazioni con Pharrell Get Lucky and Lose Yourself To Dance, caratterizzate da ritornelli ossessivi tipici da tormentone estivo. Un album carino se fosse stato fatto da un altro tipo di artista, magari il Kanye West di Stronger, ma dai Daft Punk ci si aspettava ben altro. E questa nuova versione dei francesi tutto fumo e niente arrosto, ribattezzata Daft Prank (scherzo, bighellonata) da qualche addetto ai lavori, continua a battere la strada aperta con RAM, come testimoniano le recenti e orrende tracce Computerized e Starboy in collaborazione rispettivamente con gli artisti R&B Jay-ZThe Weekend.

Quindi nella speranza che il duo dia una sterzata positiva al loro sadico declino, ecco a voi una playlist che mira a ripercorrere le tappe sonore del duo, senza ricorrere alle tracce straconosciute. Buon ascolto

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